Il potere delle parole

di Mariangela De Marco.

I giovani raccontati attraverso il romanzo di Marco Vallarino

Ricordare o idealizzare? Dimenticare o inventare? Vivere o morire?

Sono molti gli elementi che accomunano i ragazzi protagonisti del romanzo Il cuore sul muro, ambientato in una lontana Imperia del 2003, con i ragazzi di oggi. Una ripetizione ciclica delle stesse esperienze e delle stesse emozioni rendono attuale questo libro e forse lo sarà anche se letto tra cento anni. Venti anni sono tanti e sono pochi.

I giovani c’erano allora e ci sono oggi. Anche la droga c’era allora e c’è oggi.

Il racconto scorre veloce grazie all’uso del tempo presente e dei dialoghi freschi e spontanei dei personaggi. Il linguaggio ricercato e poetico è affidato alle parole che i protagonisti scrivono e leggono sulle pensiline delle fermate del bus, sui muri, sulla porta di un bagno. 

I protagonisti 

Gianni, studente poco brillante al suo ultimo anno al liceo, e Silvia, studentessa di Filosofia all’Università di Genova, si muovono per le strade, le piazze, il porto, le chiese, i negozi di una città non molto diversa da quella di oggi. Perfino le persone in strada potrebbero essere le stesse di quelle che potremmo incontrare domani mattina ad Imperia e i ragazzi, che distrattamente ci passano accanto, sono tanti Gianni, Silvia, Elena, Leonardo, Cristina, Sergio, con il loro desiderio di libertà, i loro mille punti interrogativi sulla vita e i loro  infiniti modi di affrontare le avversità.

Abbiamo fin dalle primissime pagine la descrizione di una violenza fisica quale istintiva reazione ad una aspettativa mancata. Poi la stazione di polizia, la discoteca, il cimitero, la scuola, la pizzeria, la sala giochi, il bar, la scale della chiesa, l’autobus. Siamo immersi in ogni ambiente che ci viene proposto, tale è la capacità dell’autore di fare entrare il lettore nel vivo della storia.

L’elaborazione di un lutto, che ci viene proposto attraverso il dimenticare di una madre e l’idealizzazione di una sorella, è un processo che segna l’essere umano di qualunque tempo. Così come il rapporto degli adolescenti con la scuola, la ricerca di un significato da dare alla morte, l’uso della bugia come mezzo per farsi amare e il pregiudizio che nasconde la possibile scoperta della verità.

Le minuziose descrizioni che l’autore fa dei luoghi, degli abiti, dei video giochi, ci immergono in un ambiente che se anche a noi non familiare, ce lo rendono concreto. Pagina dopo pagina siamo lì con Gianni ad interrogarci sul da farsi, a dubitare, a cercare. Il nostro cuore batte col suo. Non possiamo evitarlo.

La ricerca della verità

In questo entrare così profondamente nel vivo della storia non si può non notare delle incongruenze descrittive. Sono sviste dell’editore che ha scambiato qualche parola o saltato un’intera frase? 

Oppure è l’autore che ha volutamente creato questa sorta di errore di logica in alcuni punti?

Dopo aver seguito il  protagonista maschile per oltre novanta pagine del libro lo troviamo ricoverato in ospedale. Per restare da solo con la sua amica Silvia, Gianni manda sua madre nel bar di fronte all’ospedale a comprare un panino. Di lei non si saprà più niente. La storia va avanti e troviamo Gianni che cena con quel che gli viene servito in ospedale, ma la madre si è persa?

Ha trovato il bar chiuso? Il nulla. Ricomparirà nei giorni seguenti portandogli della farinata. Oh madre misteriosa!

Altro elemento fuori dalla logica è quella maglia rossa con i bottoni bianchi che Gianni riceve in regalo. Sulla pagina successiva troviamo scritto camicia anzichè maglia. Di nuovo si continua con la descrizione della maglia, ma resta il dubbio che si tratti invece proprio di una camicia, dal momento che ha dei bottoni ed un colletto. 

Le parole hanno un loro valore e soprattutto un loro particolare potere, capace di coinvolgere il lettore, il quale trasforma le parole lette in immagini nella sua mente. Per cui il panino mai arrivato e questa strana maglia/camicia rossa con i bottoni bianchi noi lettori li abbiamo visualizzati bene e ci aspettiamo di trovarli nella pagina seguente, o in quella dopo. Non dimentichiamo. Cerchiamo. 

E in tutto questo processo di trasformazione di parole in immagini magari abbiamo anche  visualizzato bene quel bicchiere così carico di gioie effimere da provocare un sonno privo di risveglio. E quel bicchiere noi non lo vogliamo.

La parola fine non ci piace, anche se sappiamo che è inevitabile.

Il cuore sul muro  è un romanzo dove i grandi assenti sono i padri, dove non ci sono fari che illuminano il buio dell’esistenza umana, nè adulti saggi capaci di indicare una via. Ai giovani protagonisti non resta che fare affidamento sul proprio cuore, con totale fiducia nella propria capacità creativa. 

Allora gli unici consigli sensati ci vengono da un’amica, non da un genitore, nè da un nonno. L’amica che dice: “Ricorda adesso. Tutto. Per sempre. E poi basta. Pensa a te [….]. A quello che vuoi fare. A quello che devi fare.”

Mariangela De Marco

10 novembre 2023

Articolo creato 22

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