IL FILO ROSSO TRA FALSO STORICO E FAKE NEWS: UNA RASSEGNA DI ANALOGIE

di Federico Filieri.

fake news documento storico

Per quanto paradigmaticamente associata allo sviluppo dei mass media e dalle sue grammatiche losche e deregolate, l’attuale proliferazione delle fake news non costituisce un unicum svincolato dalla dinamica storica.

L’impressione è che l’inedita configurazione mediale odierna, col suo portato di disintermediazione e onnipervasività, determini una manifestazione parossistica di meccaniche e rapporti ben radicati nella storia della comunicazione, e nitidamente distinguibili ad esempio nel fenomeno dei falsi storici.

Una rassegna, seppur rapsodica, di documenti apocrifi permette di enucleare un nerbo originario, costituito da andature e dinamiche che da sempre contraddistinguono il rapporto triangolare, per dirla con Lippmann, tra individui, ambiente e relative rappresentazioni.

Uno degli elementi che permette di operare la saldatura storiografica e concettuale tra fake news e documento apocrifo è la sottolineatura di una forza squassante e di una versatilità strumentale in seno alla comunicazione ingannevole e fuorviante. Una risorsa distruttiva e perfettamente maneggevole, le cui potenzialità risultano apprezzabili a partire da quella che può essere definita la cellula primigenia delle fake news, la celebre Donazione di Costantino.

L’editto, fatto risalire al 315 d.C., sanciva la concessione del potere temporale da parte dell’imperatore al Papa Silvestro I, stabilendo la supremazia delle autorità ecclesiastiche su quelle imperiali. Il documento, smascherato dall’acume filologico di Lorenzo Valla nel XV secolo, fu in realtà composto ad arte, e impugnato dalla Chiesa per avocare a sé la giurisdizione e il possesso del sacro romano impero.

Un vero e proprio gioiello di “ingegneria comunicativa” ante litteram, un confezionamento comunicativo che impattò sulla realtà politica per interi secoli sfruttando l’incontestabile autorevolezza storica dei personaggi e la pregnanza simbolica dei fasti imperiali.

E proprio a partire dalla pervicacia di questa prima sontuosa manifestazione è possibile riflettere sul nesso ancestrale tra comunicazione ed emotività, che vena l’attuale circolazione delle informazioni e orienta le modalità che ne guidano la fruizione e l’interpretazione.

La preminenza delle emozioni nella decodifica dei messaggi potenzia lo stimolo mendace, rendendo il contributo falso impermeabile ai tentativi di debunking e disvelamento più incontrovertibili.

Un esempio emblematico di questa irrefrenabile pervasività è costituito dal protocollo degli anziani di Sion, una sorta di manifesto dell’antisemitismo pubblicato nel 1905 nel quale venivano dettagliatamente illustrate presunte trame cospirative intessute dagli ebrei al fine di imporre il loro controllo egemonico nel mondo.

Il documento, commissionato dal regime zarista al falsario Mathieu Golovinski per fiaccare l’opposizione ebraica, continuò a esercitare influenza anche dopo la sua derubricazione a falso storico, fornendo un saldo appiglio stereotipico alla propaganda nazista di stampo hitleriano.

Un orientamento preconcettuale e demonizzante già codificato qualche decennio prima nell’ambito dell’altrettanto celebre affaire Dreyfus, che sconquassò l’opinione pubblica francese allacciando le accuse di tradimento a un livoroso retroterra antisionista.

L’allestimento del frame relativo all’ “ebreo cospiratore” si è perpetuato nei decenni e costituisce ancora oggi una delle pietre angolari che sorreggono l’impianto retorico e propagandistico dell’antisemitismo.

L’inveterata vitalità di questo motivo catalizzatore di odio risalta dunque il filo rosso che lega la dinamica del falso storico a quella delle fake news contemporanee, costituito dall’appello viscerale alla sfera emotiva e alla codificazione di pattern narrativi dotati di consistenza stereotipica e potenza simbolica.

Elementi che tuttora definiscono e determinano l’efficacia comunicativa e la viralità dei messaggi falsi che circolano in rete.

In ultima analisi, le fake news odierne, risultanti in parte da configurazioni mediali inedite, risultano comunque imbevute in un “siero narcotizzante e allucinatorio”, i cui legami alchemici scaturiscono dall’intreccio tra dinamica storica e sviluppo delle tecnologie della comunicazione.

Il falso storico condensa gli stilemi e definisce il nucleo delle fake news, prefigurandone peraltro gli effetti in termini di allontanamento dal mondo autentico, tangibile e immediato.

La donazione di Costantino, il testamento di Lenin, lo stesso protocollo zarista, possono essere collocate in un continuum rispetto alle scelleratezze di Trump o alle fandonie dei negazionisti ambientali in virtù del loro tentativo di approntare e veicolare uno stato di cose curvato o difforme rispetto ai fatti veramente accaduti, una versione distorta e congeniale all’arricchimento di un intreccio narrativo di stampo politico o al perseguimento di interessi economici, clientelari o semplicemente personali.

I mezzi di comunicazione attuali hanno incrementato la moltiplicazione di stimoli informativi e universalizzato allo stesso tempo la platea delle vittime e quella degli artefici, inducendo e perpetrando il grande inganno amnesico della comunicazione: farci dimenticare che più in là, oltre a quella cortina di icasticità e affabulazione, di artefatto e distorsione, c’è e continua ad esserci la realtà.

Federico Filieri

24/01/2024

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