La mia esperienza in InfoEd.

di Denisa Celaj.

© Oleksandr Latkun / EyeEm via gettyimages

Cosa ho trovato nel corso di Informazione ed Editoria

Una volta concluso il percorso di triennale, il mio desiderio era quello di proseguire con un corso magistrale che potesse, da una parte, offrirmi delle concrete opportunità di lavoro e, dall’altra, che abbracciasse i miei interessi. Dopo diverse ricerche, la mia attenzione è ricaduta sul corso di InfoEd per la varietà delle tematiche proposte che, una volta affrontate durante le lezioni, hanno alimentato l’originario interesse suscitato. Materie diverse tra di loro che indagano molteplici ambiti di studio, ma al tempo stesso – per quanto lontane possano risultare l’una dall’altra – finiscono sempre per incrociarsi offrendo continuamente nuovi spunti e permettendo di avviare una riflessione approfondita sui temi proposti, mai scontati e decisamente attuali. 

Non solo, ma workshop, consegne ed esercitazioni hanno contribuito a mettere in pratica i concetti teorici dando loro concretezza e offrendo la possibilità di venire a conoscenza di strumenti, piattaforme e modalità di lavoro per cui la sola parte teorica non potrebbe essere sufficiente. 

La mia tesi

Nonostante un’iniziale indecisione data dalla pluralità delle tematiche affrontate nel corso di questi due anni, ho poi deciso di dedicare all’elaborato finale un tema che fosse attuale e che, al tempo stesso, andasse incontro a una delle mie passioni: il mondo del libro. È così che mi sono concentrata sulle strategie grafiche che vengono adottate dalle aziende editoriali in rapporto alla brand identity, con particolare riferimento alle copertine di Casa Einaudi attraverso una comparazione con diverse realtà editoriali, italiane e non. 

Il progetto mira a mostrare quanto la grafica editoriale sia un’attività di estrema rilevanza nel settore, partendo dal presupposto che le decisioni intraprese dagli editori avranno un impatto concreto sulla riconoscibilità e sull’identità del marchio editoriale all’interno di un mercato in continua evoluzione, sempre più variegato e competitivo. 

Ciò che è emerso dalla tesi è che alla base dei progetti grafici delle case editrici vi sia un denominatore comune, vale a dire una continua sperimentazione che ha lo scopo di intercettare e rispondere ai diversi bisogni di lettura. Al fine di assicurarsi non solo l’affermazione, ma anche una sopravvivenza di successo in un panorama in continuo mutamento, le case editrici si trovano in qualche modo obbligate ad assecondare quelle che sono le logiche di mercato. Ecco perché la grafica, che si concentra principalmente sulla copertina – in quanto primo elemento in assoluto con cui si entra in contatto nel momento stesso in cui si prende in mano un libro o anche semplicemente lo si guarda da lontano – assume a tutti gli effetti un ruolo strategico, pubblicitario e persuasivo.

La vera sfida cui gli editori vanno incontro, dunque, è quella di vedere al futuro stando al passo con le esigenze di mercato nel tentativo, però, di non abbandonare il passato, il carattere ereditario, la tradizione. 

Cosa mi aspetto dal futuro?

Il mio obiettivo, chiaramente, è quello di dare continuità pratica in ambito professionale a tutti i concetti appresi durante il percorso universitario. Non mi voglio precludere alcun tipo di possibilità e alternativa, ma l’ambito su cui mi piacerebbe rimanere vuole essere coerente con gli studi svolti. Un aspetto positivo riguarda sicuramente il fatto che il corso di studi InfoEd non incanala obbligatoriamente in un’unica direzione, ma offre la possibilità e la libertà di potersi muovere su diverse realtà professionali. Inoltre – come ho potuto personalmente constatare – non meno importante è il fatto che i professori in primis promuovono le connessioni lavorative, non solo informando sulle opportunità in corso, ma anche aiutando nel contatto diretto con le aziende, rendendo in questo modo un po’ più semplice il processo di ricerca. 

Denisa Celaj 

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