Nascita: una esperienza che tutti abbiamo fatto, ma che nessuno ricorda

di Mariangela De Marco.

Investire in salute

I bimbi non nascono sotto i cavoli, nè le cicogne vanno in giro per il mondo a consegnare bimbi alle future mamme. Abbiamo vissuto per circa nove mesi dentro l’utero di nostra madre prima di nascere e iniziare a respirare. Per qualcuno quel periodo all’interno del corpo della madre è stato molto più breve, ma siamo tutti passati attraverso quell’esperienza.

Sul sito del Ministero della Salute viene dedicata una pagina all’importanza dei primi mille giorni di vita (il conteggio parte dal giorno del concepimento) e la stessa pagina permette di consultare il documento “Investire precocemente in salute: azioni e strategie nei primi mille giorni di vita”, stampato dal Centro Stampa del Ministero della Salute nel giugno 2019. Un documento di duecento pagine relativamente recente che mette in evidenza l’importanza di investire nello sviluppo precoce del bambino. Questo è influenzato dall’eredità genetica, dalle esperienze intrauterine, da ciò che la madre ingerisce o non ingerisce (cibi, bevande, droghe), dalle relazioni familiari e sociali, ma anche e soprattutto da come nasce. Le lesioni cerebrali più o meno gravi che si possono verificare durante il parto, in particolare quelle legate alla carenza di ossigeno dovuta ad una riduzione del flusso sanguigno in alcune aree del cervello, aumentano nel caso di parti prematuri.

Dei vari problemi a cui possono incorrere i nati prima del termine ne ha parlato il Dott. Luca Ramenghi, primario del reparto di patologia neonatale dell’ospedale Gaslini, durante un incontro organizzato presso l’Università di Genova il 22 maggio scorso. Tema delicato poiché unisce scienza ed emotività. Da un lato è importante intervenire presto quando si verificano problemi durante la gravidanza o subito dopo il parto, dall’altro è altrettanto importante comunicare attraverso i notiziari televisivi e gli articoli sui giornali (sia cartacei che online) degli interventi che vengono effettuati per salvare la vita dei bimbi e delle neo-mamme. Comunicare per educare. Comunicare per far conoscere. Comunicare per sensibilizzare tutti al delicato argomento della nascita, qualcosa che è naturale, ma non per questo sinonimo di semplicità.

Il documento dei mille giorni

Oltre cinquanta tecnici, tra medici che operano nei più importanti ospedali pediatrici italiani, rappresentanti dell’UNICEF, di associazioni di genitori, professori universitari e responsabili della prevenzione sanitaria e della direzione generale della ricerca, nonché rappresentanti della Società Italiana Pediatria, hanno redatto il documento sopracitato indirizzato a genitori, operatori sanitari e politici.

La salute fisica e psichica delle future generazioni influenza significativamente l’intera economia di un paese. E da ciò che sperimentiamo in quei primi mille giorni di vita dipendenderà la nostra capacità da adulti di evitare alcune malattie, di saper rispondere in modo efficace agli stress fisici e psichici che ci troveremo ad affrontare durante la vita. Oppure, carenze e traumi fisici e psichici, potrebbero condannarci ad una vita in cui dipendiamo totalmente da altri, con ingenti costi per la spesa pubblica per mantenere tutta una serie di servizi essenziali per la nostra non autosufficiente sopravvivenza.

Investire, quindi, su azioni preventive, intervenire con efficacia per risolvere al più presto il verificarsi di diverse patologie dovute sia a carenze nutrizionali e sia a lesioni cerebrali al momento della nascita diventa di primaria importanza per un paese. Coinvolgere tanto i futuri genitori quanto gli operatori sanitari è la missione che il Ministero della Salute si è prefissato con il documento sopra citato.

Conoscere per migliorare

Informare significa portare a conoscenza. Sensibilizzare non solo i futuri genitori, ma l’intera popolazione, che forma il tessuto sociale nel quale il nascituro interagirà in quei primi mille giorni, è compito non solo dei politici attraverso adeguate leggi che tutelano genitori e bimbi, ma anche di noi giornalisti attraverso il modo di proporre notizie che hanno per protagonisti dei neonati.

Mettere l’accento sull’importanza dell’intervento che ha evitato il formarsi di lesioni cerebrali. Sottolineare il valore del buon servizio medico ospedaliero per la salute delle nuove generazioni, poiché seppure noi non ricordiamo la nostra nascita, le cellule del nostro corpo lo ricordano molto bene.

L’ospedale Gaslini, a Genova, ha aiutato bimbi di tutta Italia, e non solo, a nascere nelle migliori condizioni. Molti di questi bimbi sono ora adulti. La loro vita è un dono prezioso che va celebrato ogni giorno, così come ogni giorno dovremmo ricordare e ringraziare gli operatori sanitari, in particolare coloro che lavorano nei reparti di patologia neonatale, per la professionalità e l’impegno che mettono affinché la nuova generazione che ci succederà sia forte e viva al meglio questo prezioso dono che è la vita.

Mariangela De Marco

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